Guida alla lettura - Ipotesi di Cacciatore il primo romanzo psicologico italiano dell'autore Ponci Gregorio

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Guida alla lettura
(per ipotesi)

L’autore, già ghostwriter, qui al suo primo romanzo psicologico, attraverso la preparazione ottenuta dalla frequentazione dei corsi universitari di psicologia medica, psicoterapia, psichiatria, antropologia criminale e neuropsichiatria infantile, nonché da appassionato studioso di tali materie, potrebbe aver qui costruito una trama aperta a più ipotesi legate alla personalità del cacciatore.

Il libro, dal titolo che richiama il saggio di divulgazione scientifica del paleo antropologo Robert Ardrey “The Hunting Hypothesis: A Personal Conclusion Concerning the Evolutionary Nature of Man” del 1976, pur non contenendone espressamente le tesi per le quali la sopravvivenza stessa del genere umano sarebbe passata anche attraverso l’assimilazione di comportamenti predatori delle specie carnivore, potrebbe suggerire un percorso evoluzionistico valutabile sia nel passato che in vista di un probabile futuro.


Esaminando quindi lo stato di necessità del ricorso alla caccia attraverso i secoli, il presente romanzo potrebbe voler offrire spunti di riflessione su un bisogno tanto più soggettivo quanto non meramente oggettivo, così da doversi addentrare nella natura del rapporto famigliare ed affettivo.


Nemmeno sarebbe tralasciato l’ormai inviso luogo comune di “uomo cacciatore e donna preda” laddove tuttavia, toccando gli aspetti della sessualità adulta a cui il protagonista approda dopo l’emancipazione da un’infanzia comunque “freudianamente trattenuta”, detta visione semplicistica viene reinterpretata a fronte di figure femminili consapevoli e capaci di adoperare a loro volta e a proprio piacimento, ciò che una certa cultura ha voluto un tempo escludere.

Anche l’apparente alleggerimento delle tematiche che costellano l’intera trama, resa godibile dal ricorso agli episodi dai contenuti umoristici o piccanti, potrebbe in realtà far pensare al meticoloso disegno di ricercati racconti di intimità atti a delineare con esplicita spontaneità i caratteri esaminati per renderli maggiormente fruibili ai lettori.

L’uso del paradosso, mitigato da spiegazioni a tratti plausibili, insieme al proseguimento via via imprevedibile della narrazione, condotta a volte con  repentini  cambi di scena e di  lessico,  potrebbe  essere stato scelto per indurre un climax idoneo  alla formazione di  valutazioni e giudizi quanto più diversificati intorno al tema principale, senza voler necessariamente imporre conclusioni obbligate sulla scia del cosiddetto e qui già citato mondo V.U.C.A.”, un acronimo statunitense di Volatile, Incerto (Uncertain), Complesso e Ambiguo.

Non sarebbe nemmeno esclusa la proposizione dell’analisi del comune diffusissimo disagio psicologico sociale assai sottovalutato ed evidenziato dal richiamo specifico: “La maggior parte della gente è pazza senza darlo a vedere”; da leggersi forse come una rinuncia o incapacità istituzionale ad un benessere psicologico integrale fruibile dall’intera popolazione, indotta invece ad accettare nel quotidiano le conseguenze di nevrosi, ossessione, ansia, depressione e dissociazioni abituali.

Emergerebbero così più spunti critici mirati, connessi alla tematica venatoria, senza ciò nonostante voler precludere alcuna soluzione alternativa né emozionale né razionale.
Persino gli aspetti di superstizione, talvolta presenti anche nel cacciatore esperto, sarebbero affrontati con eccentricità nel racconto di improbabilissime sfortune attribuite non a caso ad un aspetto nascosto ed intimo, dando origine ad una sorta di fiorito burlesque.

Da un’attenta lettura, spinta sino alla breve biografia in appendice di Sant' Uberto di Liegi, attuale patrono dei cacciatori, andrebbe poi considerata anche l’ipotesi di riproposizione storica, liberamente interpretata, delle leggendarie vicende di quest’ultimo il quale, dopo una vita secolare di sregolatezze, proprio durante una mondana battuta di caccia, avrebbe provato una vivida esperienza sfociata poi nella sua vocazione. Tutto ciò già preannunciato dall’episodio attribuito a San Corrado, lui stesso invocato analogamente per una buona caccia e l’esperienza di visitazione monastica unitamente alla proposizione dell’analisi della sfera onirica tanto cara alla psicologia dell’inconscio.




Proprio in tale ottica prospettica sarebbe collocato lo sviluppo progressivo della natura primordiale della caccia così come comunemente inteso, ovvero dalla sua principale funzione di sopravvivenza fisica, trasformatasi poi in necessità psicologica, sino ad un’ulteriore sublimazione spirituale.
La narrazione in ultimo pare prefissarsi di rendere invisibili le costruzioni artificiali attraverso la semplice suggestione del racconto proposto così com’è da leggersi tutto d’un fiato, anche irto di tematiche anche scomode.

Rimanendo questa guida stessa soltanto un’altra ipotesi.




 
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